Top 10 modern heavy metal band you should hear right now

It's all about Rock,Metal & Hardcore

Top 10 modern heavy metal band you should hear right now:

1.Avenged Sevenfold:
image

(often abbreviated to A7X) are heavy metal/hard rock/metalcore band which formed in 1999 in Huntington Beach,
California, United States. The band consists of M. Shadows
(vocals), Synyster Gates (guitar), Zacky Vengeance (guitar)
and Johnny Christ (bass). The band’s drummer James “The
Rev” Sullivan died in 2009, and the band has not named a
permanent replacement. Currently, the band tours with
former Confide drummer Arin Ilejay.

2.Bullet For My Valentine:

image

a heavy metal/metalcore band from Bridgend,
formed in 1998. The band is composed of Matt Tuck (lead
vocals, rhythm guitar), Michael Paget (lead guitar), Jason
James (bass guitar, backing vocals), and Michael Thomas
(drums). They were formed under the name Jeff Killed John
and started their music career by covering songs by
Metallica and Nirvana.

3.Slipknot:

image

Slipknot is an American heavy metal/nu metal band from
Des Moines, Iowa…

View original post 629 altre parole

Gentile Ministre, nessun silenzio sui femminicidi!

DonneViola

13325477_1230028443687817_7748628427858874441_n

Gentili Ministre
MariaElena Boschi
Stefania Giannini
Beatrice Lorenzin
Marianna Madia
Roberta Pinotti


Vi scriviamo per comprendere un silenzio, il vostro, che ci appare ingiustificabile.
Ieri è stato commesso l’ennesimo femminicidio,che ha avuto l’onore delle prime pagine: da anni oramai i femminicidi si susseguono raccontati in cronaca, mentre cronaca non sono.
Rappresentano un dramma culturale, sociale, educativo, legislativo.
La dimostrazione tangibile e dolorosa che il cambiamento epocale che sta coinvolgendo le donne e la società tutta, fatica a farsi accettare. Dopo millenni di patriarcato la resistenza alla piena autonomia delle donne è visibile; ma ci sono strumenti per educare al cambiamento, per far comprendere un’emancipazione dovuta; anche la violenza può essere evitata o almeno contenuta.
Alcune donne, spesso quelle apparentemente realizzate e che ricoprono posizioni di potere, paiono dimentiche del cammino in cui siamo coinvolte: una reale emancipazione per tutte le donne, nessuna esclusa.
DImenticarsi che il femminicidio ci riguarda tutte…

View original post 194 altre parole

Lettera ai miei figli: le bugie di una madre lavoratrice

Le Donne Visibili

Una madre scrive alla figlia per confessarle le bugie che una madre lavoratrice è costretta a dire.  "Le ali degli angeli raffreddano i poeti" (A.Merini)  Dipinto di Elisabetta Trevisan. Una madre scrive alla figlia per confessarle le bugie che una madre lavoratrice è costretta a dire.
“Le ali degli angeli raffreddano i poeti” (A.Merini) Dipinto di Elisabetta Trevisan.

Siamo onorate di pubblicare una lettera che ci ha inviato una lettrice che si firma “una mamma”. Non aggiungiamo commenti a questo testo che ci ha veramente colpite per la sua chiarezza e onesta, aspettiamo con ansia le vostre opinioni. 

Si discute tanto di bonus bebè e allora vorrei scrivere una lettera ai miei figli in modo che quando saranno grandi capiranno tante cose che oggi non ho il coraggio di dirgli.

Non ho detto a mia figlia che mi hanno licenziata quando lei aveva appena un anno. Non le ho detto che durante la maternità mi avevano sostituita con un altro, uomo guarda caso, a cui ho dovuto insegnare il lavoro e che poi si è tranquillamente sostituto a me. Per fortuna subito dopo…

View original post 308 altre parole

Ipersessualizzazione e auto-oggettificazione

il ricciocorno schiattoso

Dal blog Neovitruvian:

Mia figlia è entrata ufficialmente nei tween years (preadolescenza 10-12 anni) – e Halloween è diventato maledettamente più problematico.

Negli anni passati, desiderava vestirsi come una strega o come una sirena o come una principessa ed era abbastanza facile soddisfarla. Siamo andati on-line, abbiamo trovato un costume adatto che la tenesse al caldo nelle fredde serate di fine ottobre. Quest’anno, però, non è stato così semplice.

Secondo gli stilisti americani che producono questi modelli, una volta che una bambina raggiunge i 10 anni d’età è tempo di sessualizzarla.

red_riding_hood_costume-1024x937

Qualche anno fa la American Psychological Association (APA) ha pubblicato il “Report of the APA Task Force on the Sexualization of Girls” (del quale vi consiglio la lettura integrale), che esamina e commenta la letteratura scientifica in merito al crescente fenomeno della sessualizzazione delle ragazze.

Nell’introduzione il report ci offre una definizione di sessualizzazione:

si parla di sessualizzazione quando

View original post 2.215 altre parole

The Top Ten Sights to See in Yerevan

Streets of Yerevan

You are a first-time visitor to Yerevan confronted by a question of what are the best attractions in the capital city of Armenia. From the modern Yerevan Cascade stairway, to the historic Erebuni Fortress, here are Yerevan’s top ten must-see attractions on any Yerevan sightseeing trip.

1. Yerevan Cascade Stairway

Biblical Mount Ararat View of the Biblical Mount Ararat and Yerevan Cityscape.

Yerevan Cascade is a giant glorious stairway, that links center of the town with the upper neighborhoods of the city. When one goes up the stairs, a spectacular view of the Biblical Mount Ararat and a candy sweet view of the city opens up.

Tip: Look for the artworks while going up the stairway to explore the cascade of Yerevan beyond the stairway.

2. Surb Zoravor Church

Surb Zoravor Church Surb Zoravor Church

One can find a number of Armenian churches in Yerevan. However, I recommend visiting Surb Zoravor Church which is one…

View original post 491 altre parole

Confession

Questa breve storia è pubblicata con lo stesso titolo su EFP, per chi volesse leggerla lì.

 

Un minimo stimolo, una parola, un’immagine, un suono, e la mente divaga da sola.
Riaffiorano ricordi, delusioni, ferite, traumi, incertezze, paure, sicurezze, gioie, senza ordine né logica, senza possibilità di fermare il flusso, e allora qualcosa che è solitamente sepolto in qualche abisso dell’anima torna alla luce con il suo carico emotivo, come se non fosse passato tempo da quando si è tentato di sotterrare il fardello.
Sono una persona strana, molto strana, forse al limite del patologico per alcuni versi e al limite del patetico per altri, ma non voglio parlare di me perché non è questo l’argomento di questa confessione; non l’affido ad un sacerdote perché non è lui il destinatario migliore, l’affido alla scrittura perché rimanga, perché qualcuno leggendola possa eventualmente riconoscersi e trarne coraggio, non dico esempio perché non ho pretesa di essere ciò per gli altri.
Ogni giorno si scherza, in modo più o meno consapevole, su un milione di cose, a volte anche su cose serie che non dovrebbero essere argomento di facezia ma non tutti lo capiscono. Non si scherza sullo stupro, sulla sofferenza delle persone e tanti altri argomenti; mi concentrerò su uno solo di essi.
Non si può liquidare una richiesta d’aiuto con indifferenza, non si può ridere della sofferenza altrui, non si può ignorare e fingere di essere pietre. Eppure ci sono persone che lo fanno, e allora chi soffre non lo rivela proprio per colpa loro.
Ed è per questo che confesso ora una cosa che pochi sanno. Una cosa che segna, una cosa che pesa, una cosa che rimane lì, appesa, irrisolta, pesante e con il timore della recidiva.
Ho ricevuto telefonate anonime in quantità sufficiente ad aumentare la mia ansia per le telefonate provenienti da sconosciuti, sufficiente a portarmi ad un punto in cui, al tempo, all’udire la vibrazione saltavo e il cuore saliva in gola, e messaggi minatori con parole che non mi sarei mai aspettata da chi le scriveva, che sorprendevano per il livore accumulato e così ben celato fino a quel momento e a quell’occasione, che non erano vere ma ognuna di loro ha ferito come una lama e ha lasciato un segno; non so che nome danno gli altri a tutto ciò, io gli do un nome in qualche modo controverso, scomodo, inquietante: stalking.
Telefonate anonime nel bel mezzo di lezioni a scuola, a vari orari.
Messaggi che comparivano sul display inattesi.
Puttana.
Troia.
Cagna.
Pecora.
Ti spacco la faccia.
Ti mando all’ospedale.
Non sai stare con gli altri.
Tutti ti odiano.

Cento coltelli nel cuore e un corollario di stiletti.
Io do il nome di stalking a un comportamento del genere perché non credo ci sia un altro nome, anche se non è arrivato ad un punto tale da classificarlo davvero come reato punibile non vuol dire che è meno serio e meno pesante, non vuol dire che lo si può liquidare con un “ma sì, prendetevi un caffè e parlatene”, perché per quando possa essere una “sciocchezza adolescenziale” la persona che ti chiede aiuto in quel momento ha paura ed è ferita e in quel modo la stai spingendo giù nel suo baratro interiore di sofferenza.
Non volevo essere costretta a cambiare numero per mettere fine a tutto questo.
Volevo che tutto ciò potesse finire senza che io dovessi finire per piegarmi in parte alla persona persecutrice.
E’ andata così, né vincitori né vinti, nessuno scontro finale, una “fuga” che era unica possibilità facile o, più che altro, fattibile.
E’ così facile, dietro ad un telefono, perseguitare una persona per un motivo che crei tu, senza conoscere storie, mal interpretando cose, è così facile sputare parole velenose senza capire il danno che faranno, è così facile fare i gradassi quando non si è faccia a faccia, salvo poi arrendersi quando si vede un minimo segno di risposta dalla vittima.
Tu, falsa amica che mi hai dato guai e mi hai perseguitato sulla base di un’invenzione tua personale che includeva il rubarti il fidanzato, cosa di cui me ne sbattevo alla grande, sei ancora nella tua sicurezza e nelle tue convinzioni, certa di averla fatta franca nonostante tutto.
Ma ricorda… io sono ancora qui, in piedi, nonostante tutto ho ciò che rende la vita piena e piacevole, so che il tuo odio contro di me non si è mai estinto e so anche che al primo passo falso che farai pagherai per le tue azioni e la tua ex vittima tornerà alla ribalta.
No, non parlo di venire alle mani, non ho intenzione di scegliere un “metodo di pagamento”, ma ricorda che una persona ferita è pericolosa perché si rialza e combatte da leone, un vero leone, non quello che tu credevi di essere al sicuro dietro il display di un cellulare.
Credevi che avrei avuto paura e nessuno avrebbe saputo di ciò che mi hai fatto, ma ti sbagli.
Io non ho paura, io non tacerò.
Che nessuno abbia paura di alzare la voce e ammettere di subire stalking e chiedere giustizia, che nessuno abbia paura di ribellarsi, soprattutto se vive un inferno ancora peggiore di quello che io nel mio piccolo ho vissuto!

Con Erica Patti

il ricciocorno schiattoso

Dalla lettera di Erica Patti (che potete ascoltare integralmente qui):

Sento che devo riuscire a continuare a ricordare cosa loro è accaduto, ricordare che certe cose non dovrebbero mai accadere e ricordare che chi commette un abominio simile deve almeno adeguatamente pagare.

Dal Corriere della Sera:

«Guardi che il suo non è stato il gesto di un folle… è da cinque anni – il tempo diventa presente – che programmava di farlo, che voleva farmela pagare». Cinque anni di paura, minacce, denunce racchiuse in un fascicolo ancora aperto in procura. Là dove sono trascritti anche tutti gli sms in cui il riferimento ai bambini era più che esplicito. «L’unico modo per farti del male è fare del male ai tuoi figli. Adesso me li porto via 15 giorni al mare. E non li vedrai più. Li ammazzo». Così scriveva nel giugno del 2012, per esempio…

View original post 1.224 altre parole